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	<title>Libera i Libri &#187; tratti</title>
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	<description>C&#039;è un Libro da scoprire dentro ognuno di noi.</description>
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		<title>da &#8220;l&#8217;arte di vivere&#8221; di Erich Fromm</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Sep 2013 09:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Diario del Tutor]]></category>
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		<description><![CDATA[Queste parole sono tratte da &#8220;l&#8217;arte di vivere&#8221; Erich Fromm, sono parole sulla quale vale la pena fermarsi un istante e rifletterci un po&#8217;. L&#8217;idea che l&#8217;arte di vivere sia una cosa semplice è relativamente recente. Da sempre sono esistiti individui convinti che per essere felici sarebbe bastato raggiungere il piacere, il potere, la fama e...]]></description>
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			</div><div style="clear:both"></div><div style="padding-bottom:4px;"></div><p>Queste parole sono tratte da &#8220;l&#8217;arte di vivere&#8221; Erich Fromm, sono parole sulla quale vale la pena fermarsi un istante e rifletterci un po&#8217;.</p>
<blockquote><p><a href="http://scrittura.pcacademy.it/wp-content/uploads/2013/09/artedivivere.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1196" alt="artedivivere" src="http://scrittura.pcacademy.it/wp-content/uploads/2013/09/artedivivere.jpg" width="190" height="321" /></a><br />
L&#8217;idea che l&#8217;arte di vivere sia una cosa semplice è relativamente recente. Da sempre sono esistiti individui convinti che per essere felici sarebbe bastato raggiungere il <strong>piacere</strong>, il potere, la fama e la ricchezza, e che l&#8217;unica cosa da imparare non fosse tanto l&#8217;arte di vivere quanto il modo per ottenere abbastanza successo da acquisire i mezzi per vivere bene. Eppure, se anche esistevano individui e gruppi che praticavano il principio di un edonismo radicale, tutte le culture avevano maestri di vita e maestri di pensiero. Questi proclamavano che vivere bene è un&#8217;arte che va imparata, che imparare quest&#8217;arte richiede fatica, dedizione, comprensione e pazienza, e tuttavia costituisce la cosa più importante da apprendere.</p>
<p>Oggi, invece, coloro che insegnano agli uomini come vivere &#8211; gli psicologi, i sociologi, i politici &#8211; dichiarano che imparare a vivere è assai semplice, al punto che basterebbe leggere qualche manualetto della serie &#8220;Come fare&#8221;! Che cosa ha causato un cambiamento così sorprendente? Come si è giunti a credere che sia facile imparare l&#8217;arte di vivere, e che difficile sia solo guadagnarsi i mezzi per vivere?</p>
<p>Una delle ragioni che spiegano questo sviluppo va ascritta al fatto che viviamo in una società dominata dalle macchine, nella quale il lavoro artigianale è stato sostituito da quello meccanico. Un tempo produrre una scarpa o un tavolo era un compito arduo, per imparare il quale occorrevano anni. Oggi chi produce scarpe o tavoli utilizzando delle macchine non compie più un&#8217;operazione complessa né ha bisogno di anni di apprendistato. Sempre meno professioni specializzate richiedono una formazione paragonabile a quella di un falegname.</p>
<p>Lo stesso sviluppo, la possibilità cioè di fare le cose con facilità, si può osservare nel settore dei consumi. Cucinare, guidare un&#8217;auto, fotografare: ebbene quasi tutte le attività legate al consumo non richiedono più capacità, né sforzo o concentrazione: basta seguire le semplici istruzioni per l&#8217;uso. Perché la vita dovrebbe dunque essere un&#8217;arte? Perché sobbarcarsi la fatica di imparare quest&#8217;arte, quando invece ogni cosa può essere sbrigata facilmente, quando ogni bambino, schiacciando il pulsante di un televisore, può produrre per incantesimo un intero mondo?</p>
<p>Eppure, vivere non è facile! L&#8217;uomo è dotato solo di alcune pulsioni istintive, che non può fare a meno di soddisfare per la sopravvivenza tanto del singolo quanto della specie. Sotto tale profilo non siamo diversi dagli animali. Ma, a differenza di questi, non possediamo un corredo istintuale innato che di volta in volta ci indichi come organizzare la nostra vita e che contenga un progetto per l&#8217;arte di vivere. Se noi uomini, nelle nostre azioni, fossimo determinati da queste necessità biologiche, agiremmo allora &#8220;razionalmente&#8221; e &#8211; per fare solo un esempio &#8211; non ci uccideremmo a vicenda per questioni di onore, di fama o di ricchezza, ma saremmo solidali tra noi con l&#8217;obiettivo della sopravvivenza. Se il nostro agire fosse determinato solo dalla ragione, non sorgerebbero problemi; ma troppo spesso il nostro pensiero si pone al servizio di interessi egoistici e passioni irrazionali per essere una guida affidabile nell&#8217;arte del vivere.</p>
<p>In confronto all&#8217;animale, l&#8217;uomo viene al mondo prematuramente e completa la propria nascita fisiologica solo molti mesi dopo la nascita vera e propria. Ciò vale per l&#8217;aspetto psichico più ancora che per quello fisico. Sotto il profilo psichico all&#8217;uomo occorre tutta la vita per portare a pieno compimento la propria nascita. Nel corso di questo processo può anche accadergli di perdersi; in ogni momento del suo sviluppo può cessare di crescere per finire con l&#8217;approdare, come un menomato psichico, nella &#8220;distruttività&#8221;, nella depressione, nell&#8217;incapacità di amare e nell&#8217;isolamento.</p>
<p>L&#8217;uomo è soggetto alla legge di ogni vita fisica e psichica: vivere significa crescere ed essere attivi; se la crescita si interrompe, subentrano il decadimento e la <strong>morte</strong>. Non è difficile riconoscere la morte fisiologica, mentre la morte psicologica può essere percepita solo da chi è sensibile alla vitalità psichica. E&#8217; facile tenere in vita il corpo: gli sforzi necessari a tale scopo sono preordinati e ricevono energia dalla struttura neurofisiologica del cervello. Ma l&#8217;uomo non è ugualmente costretto &#8211; o lo è solo in misura assai minore &#8211; a continuare a essere attivo e a crescere a livello psichico. A tal fine egli deve compiere uno sforzo permanente, in se certamente stimolante, ma al quale non è &#8220;indotto&#8221; come nel caso di un comportamento istintivo.</p>
<p>Se prendiamo in considerazione gli ostacoli e le difficoltà che dobbiamo affrontare nel praticare l&#8217;arte di vivere, come possiamo sperare di apprenderla senza un qualche insegnamento? In effetti addestrare all&#8217;arte di vivere è stato da sempre il compito dei maestri di vita, come <strong>Lao-Tzu</strong>, <strong>Buddha</strong>, i profeti,<strong>Gesù</strong>, <strong>Tommaso d&#8217;Aquino</strong>, <strong>Meister Eckhart</strong>, Paracelso, <strong>Spinoza</strong>, <strong>Goethe</strong>,<strong>Marx</strong> e Schweitzer, la maggior parte dei quali sono stati anche maestri del pensiero. Sostanzialmente essi hanno insegnato gli stessi principi fondamentali, anche se talvolta hanno espresso concezioni apparentemente configgenti (queste concezioni risultano in contrasto tra loro solo a chi è più interessato alle parole che all&#8217;esperienza cui queste rimandano).<br />
I principi essenziali dei maestri di vita sono semplici:</p>
<p>Scopo supremo della vita di un uomo, dal quale derivano tutti gli altri, è quello di sviluppare appieno la propria umanità.<br />
Questo processo, nel corso del quale l&#8217;uomo partorisce se stesso, porta al benessere (well-being) ed è accompagnato da gioia di vivere.<br />
L&#8217;uomo può raggiungere questo obiettivo solo nella misura in cui supera l&#8217;odio, l&#8217;ignoranza, l&#8217;avidità e l&#8217;egoismo, e cresce nella propria capacità di amore, solidarietà, razionalità e coraggio.<br />
Non è sufficiente conoscere queste mete: l&#8217;uomo deve cercare di raggiungerle praticamente in ogni stadio della sua vita.<br />
Che senso ha attribuire tutta questa importanza ai maestri di vita &#8211; qualcuno potrebbe obiettare &#8211; quando le attuali condizioni dimostrano quanto inefficaci siano stati i loro insegnamenti? Certo, è vero che si è dato troppo poco ascolto alla loro voce; eppure, senza di loro, forse l&#8217;umanità sarebbe perita da tempo per mancanza di una guida.</p>
<p>La risoluzione del nostro dilemma dipenderà in larga misura dalla possibilità di ricominciare a imparare da questi maestri di vita; e non perché essi &#8220;incarnino la tradizione&#8221;, ma perché rappresentano il sapere consolidato, la saggezza, le conoscenze dell&#8217;umanità. Se prendiamo sul serio il loro punto di vista, ebbene, questo risulta rivoluzionario e radicale. Senza di loro, ogni radicalismo che sia soltanto politico, non può che rimanere inefficace. D&#8217;altro canto va anche detto che i loro insegnamenti saranno ancora meno efficaci se non verranno affiancati da un mutamento radicale delle nostre strutture economiche, sociali e politiche, dal momento che queste stanno diventando un ostacolo sempre maggiore alla nostra crescita e al nostro personale benessere.</p>
<p>Io non sostengo che sia necessario sottoporsi alle autorità religiose e filosofiche del passato, ma che da loro bisogna trarre insegnamento. Io esorto a pensare criticamente, a ridestarsi, a riconoscere che siamo condizionati da cattivi maestri, camuffati da maestri di vita e divenuti famosi e potenti perché non sono riusciti a realizzare pienamente le proprie potenzialità umane.</p>
<p>C&#8217;è un&#8217;altra ragione per cui si ritiene che sia facile apprendere l&#8217;arte di vivere. A differenza dei motivi già esposti, questa è profondamente inconscia. Affonda le sue radici nella convinzione che l&#8217;uomo non sia importante o, per dirla con altre parole, che vivere non sia importante. Questa convinzione non può che essere inconscia, poiché effettivamente contraddice l&#8217;ideologia dominante e comunemente accettata che attribuisce grande importanza alla vita umana.</p>
<p>Ma questa ideologia nasconde il dato di fatto che l&#8217;uomo è diventato un attributo della macchina, una sua componente che non può essere (ancora) sostituita da un elemento meccanico, e che non è l&#8217;uomo a dominare la macchina, ma sono la macchina e l&#8217;intero sistema economico, a tenerlo soggiogato. L&#8217;uomo è importante in quanto è un dente della ruota, necessario al funzionamento del tutto, ma non in quanto essere umano vivo, ricco, produttivo.</p>
<p>Non si riconosce neppure che l&#8217;uomo è diventato una merce, il cui valore è determinato dalla sua vendibilità. Deve funzionare bene; deve essere allegro e soddisfatto solo nei limiti e nei modi in cui ciò è necessario al suo funzionamento. Ma se così è, se il &#8220;buon funzionamento&#8221; ha sostituito il &#8220;ben-essere&#8221;, a che scopo sforzarsi di imparare l&#8217;&#8221;arte di vivere&#8221;?</p></blockquote>
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		<title>Elogio alla Follia &#8211; Erasmo da Rotterdam</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 09:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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<p>Vi posto alcuni tratti del libro, alcuni dei quali avrete sicuramente letto più volte da qualche parte, in qualche pubblicità.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/9A9jPZqVOKg?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<blockquote><p>Qualsiasi cosa siano soliti dire di me i mortali, e infatti non sono così sciocca da non sapere quanto si parli male della follia anche da parte dei più folli, tuttavia sono io, io sola, ve lo posso garantire, che ho il dono di riuscire a rallegrare gli dèi e gli uomini. Eccone la prova: non appena mi sono presentata a parlare dinanzi a questa numerosa assemblea, tutti i volti si sono improvvisamente illuminati di una certa nuova e insolita letizia; subito le vostre fronti si sono spianate, subito mi avete applaudito con una risata così lieta e amabile che mi sembra di trovarmi dinanzi a un consesso degli dèi di Omero, come loro tutti ubriachi di nettare e nepente, mentre prima ve ne stavate lì seduti tutti imbronciati e tristi, come se foste appena usciti dall’antro di Trofonio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In primo luogo se la saggezza consiste nell’esperienza, chi merita di più che gli venga attribuito il nome prestigioso di saggio, il sapiente, che rinuncia a qualsiasi inizitiva vuoi per ritegno vuoi per viltà, o l’insensato, che né ritegno che gli manca, né il pericolo che non valuta, trattengono da alcuna avventura? Il sapiente si rifugia dai suoi libri antichi e ne impara soltanto sottigliezze linguistiche. L’insensato ricava una autentica saggezza, se non mi sbaglio, andando incontro alle cose e affrontandole da vicino. Sembra che questo l’abbia visto Omero, anche se era cieco, quando dice: “Avendone fatto esperienza anche lo stolto sa”. Infatti gli ostacoli principali per farsi un’idea delle cose sono il ritegno che annebbia lo spirito e la paura, che mostrando i pericoli distoglie dal prendere iniziative. La folia libera magnificamente da entrambi. Tra i mortali sono in pochi a capire per quanti altri vantaggi riesca utile non vergorgnarsi mai ed essere pronti a tutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di me giudicheranno gli altri: tuttavia, se non m’inganna la filautìa, io ho lodato la follia, ma non certo come un folle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcuni uomini si trovano rinchiusi in un antro, nel quale vedono solo le ombre delle cose. Uno di essi è riuscito a salvarsi dandosi alla fuga. Torna nella caverna e racconta di aver visto le cose nella loro realtà. Dice loro che si sbagliano se credono che esistano solo quelle misere ombre. Il saggio ha compassione della stoltezza dei compagni in errore. Essi però ridono di lui, gli danno a loro volta del pazzo e lo respingono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le donne corrono dietro agli stolti; fuggono i saggi come animali velenosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il folle muta come la luna, il saggio è immutabile come il sole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La differenza tra un pazzo e un saggio sta nel fatto che il primo obbedisce alle passioni, il secondo alla ragione. Perciò gli stoici affermano che il saggio rifugge la passione come se fosse una malattia. Secondo i Peripatetici invece le passioni sono le navi che ci conducono la porto della saggezza, ci stimolano e ci spronano sul cammino della virtù, esortandoci ad agire correttamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell’uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="title_div" style="text-align: center;">Tutta la vita umana non è se non una commedia, in cui ognuno recita con una maschera diversa, e continua nella parte, finché il gran direttore di scena gli fa lasciare il palcoscenico</h1>
</blockquote>
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		<title>Il gabbiano Jonathan Livingston &#8211; Richard Bach</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 08:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-10360"></div></div><div class="bottomcontainerBox" style="border:1px solid #808080;background-color:#F0F4F9;">
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			</div>			
			</div><div style="clear:both"></div><div style="padding-bottom:4px;"></div><p><strong>C&#8217;è un Jonathan Livingston dentro ognuno di noi, non trovo esordio migliore dopo aver letto più e più volte questo libro.</strong></p>
<p><a href="http://scrittura.pcacademy.it/2013/04/02/il-gabbiano-jonathan-livingston-richard-bach/il-gabbiano-jhonatan/" rel="attachment wp-att-1036"><img class="alignleft size-medium wp-image-1036" alt="IL GABBIANO JHONATAN" src="http://scrittura.pcacademy.it/wp-content/uploads/2013/04/IL-GABBIANO-JHONATAN-185x300.jpg" width="185" height="300" /></a>Un racconto che vola, un pò per le poche pagine che lo compongono, un pò per il fascino della storia. La storia di un umile gabbiano pronto a tutto pur di superare i suoi limiti. Non curante delle voci e dei giudizi, una metafora che dura tutto il libro.</p>
<p>Jonathan è lo specchio di molti uomini, o un personaggio invidiato da chi, pur volendo non trova il suo coraggio e la sua perseveranza. Il gabbiano Jonathan Livingston è un augurio a chi non si arrende mai e un invito a chi non ha ancora iniziato a farlo.</p>
<h2>Tratti del Libro:</h2>
<p>Il piccolo e anticonformista Gabbiano Jonathan riesce ad intravedere una nuova via da poter seguire, una via che allontana dalla banalità e dal vuoto del suo precedente stile di vita, e comprende che oltre che del cibo un gabbiano vive &#8221; della luce e del calore del sole, vive del soffio del vento, delle onde spumeggianti del mare e della freschezza dell&#8217;aria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong>Puoi arrivare da qualsiasi parte, nello spazio e nel tempo, dovunque tu desideri.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che noi apprendiamo in questo.</strong></p>
<p><strong>Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, con le stesse limitazioni.</strong></p>
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<p><strong>&#8220;Ma dì un po&#8217;, come fai ad amare una tale marmaglia di uccelli che ha tentato addirittura d&#8217;ammazzarti?&#8221;</strong></p>
<p><strong>&#8220;Oh, Fletch, non è mica per questo che li ami! È chiaro che non ami la cattiveria e l&#8217;odio, questo no. Ma bisogna esercitarsi a discernere il vero gabbiano, a vedere la bontà che c&#8217;è in ognuno, e aiutarli a scoprirla da se stessi, in se stessi. È questo che intendo io per amore. E ci provi anche gusto, una volta afferrato lo spirito del gioco.&#8221;</strong></p>
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<p><strong>&#8220;Sentirò la tua mancanza, Jonathan.&#8221;</strong></p>
<p><strong>&#8220;Che dici mai? Sully, vergogna! Via, non dire sciocchezze! Cosa studiamo a fare, tutto il giorno? Se la nostra amicizia dipendesse da cose come lo spazio e il tempo, allora, una volta superato lo spazio e il tempo, noi avremmo anche distrutto questo nostro sodalizio! Non ti pare? Ma se superi il tempo e lo spazio, non vi sarà nient&#8217;altro che l&#8217;Adesso e il Qui, il Qui e l&#8217;Adesso. E non ti sa che, in questo Hic et Nunc, noi avremo occasione di vederci, eh, ogni tanto?&#8221;</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ciascuno di noi è, in verità, un&#8217;immagine del grande gabbiano, un&#8217;infinita idea di libertà, senza limiti.</strong></p>
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<p><strong>D&#8217;ora in poi vivere qui sarà più vario e interessante&#8230;</strong></p>
<p><strong>Noi avremo una nuova ragione di vita.</strong></p>
<p><strong>Ci solleveremo dalle tenebre dell&#8217;ignoranza, ci accorgeremo di essere creature di grande intelligenza e abilità.</strong></p>
<p><strong>Saremo liberi!</strong></p>
<p><strong>Impareremo a volare!</strong></p>
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<p><strong>Il segreto consisteva nel sapere che la sua vera natura viveva, perfetta come un numero non scritto, contemporaneamente dappertutto, nello spazio e nel tempo.</strong></p>
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<p><strong>Ed egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.</strong></p>
<p><strong>Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano.</strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola.</strong></p></blockquote>
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